Saggezza di un sionista liberale - Il Sole 24 ORE
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Spero che non dovremo prendere questo!. Isaiah Berlin stava uscendo dalla stanza in cui aveva sostenuto il colloquio per l'assegnazione di una fellowship a All Souls quando fu raggiunto dalle parole di Lord Chelmsford rivolte agli altri membri della commissione. Anni dopo, egli spiegava lo spiacevole commento del Warden di All Souls con la magra figura fatta quando i commissari lo avevano messo alla prova per saggiarne la conoscenza del tedesco. Arie Dubnov, autore di una nuova biografia intellettuale di Berlin, scrive che invece, nell'ambiente familiare del filosofo, la sgradevole reazione dell'aristocratico fu attribuita all'antisemitismo che – appena dissimulato – era diffuso negli anni Trenta tra i membri dell'establishment britannico. In effetti, ifficile dare torto ai parenti di Berlin. Pur essendo meglio integrata che in altri paesi europei, la maggior parte degli ebrei del Regno Unito rimaneva relativamente ai margini nelle alte sfere della societTanto che, come scrive Dubnov, l'elezione di Berlin alla fellowship di All Souls, nonostante Lord Chelmsford, fu salutata come un "miracolo" dal padre del filosofo, e valse al giovane Isaiah una straordinaria popolaritra gli esponenti pivista della comunitbraica britannica.
Scritta dopo la pubblicazione a opera di Henry Hardy e dei suoi valenti collaboratori di numerosi scritti inediti e di buona parte dell'epistolario di Berlin – materiale di straordinario interesse per ricostruirne l'evoluzione intellettuale – la biografia di Dubnov segna in questo senso un indiscutibile passo avanti rispetto al pur pregevole volume di Micheal Ignatieff pubblicato nel 1998. Ben diverso tato il metodo di composizione. Ignatieff si era basato in larga misura su interviste con Berlin e con persone a lui vicine. Civa alla scrittura un tono informale, che rendeva la lettura del libro piacevole anche per un pubblico poco familiare con gli scritti di Berlin. Dubnov ci propone invece un lavoro pienamente accademico, con i difetti e i pregi del genere.
Un libro con una tesi peraltro, che estinata a suscitare qualche controversia. La vita di Berlin viene infatti presentata come The journey of a jewish liberal. Un scelta che conduce l'autore a enfatizzare soprattutto la complessa relazione del filosofo con il proprio ambiente familiare. Per illustrarne le peculiaritDubnov si sofferma a lungo sulla vita della comunitbraica in Lettonia, paese in cui Berlin ato nel 1909, che allora era parte dell'Impero Russo, e nel Regno Unito, dove i Berlin si rifugiarono per sfuggire alla rivoluzione bolscevica. Ne segue poi l'ascesa dopo l'elezione alla fellowship di All Souls, ricostruendone minuziosamente il coinvolgimento nelle drammatiche vicende culminate con lo sterminio degli ebrei in Europa e la nascita di Israele. A differenza di Ignatieff, e dello stesso Berlin, che in uno scritto autobiografico aveva messo sullo stesso piano i tre aspetti della propria identit formazione – russo, inglese ed ebreo – Dubnov attribuisce un peso maggiore all'ultimo. Leggendo anche la formazione del pensiero politico di Berlin attraverso il prisma dell'identitbraica. Una chiave di interpretazione che cerca di avvalorare la compatibilitra la difesa del valore positivo dell'identitazionale e l'adesione al liberalismo.
Non c'ubbio che nei lavori e nelle lettere di Berlin ci siano diversi elementi che potrebbero offrire sostegno alla tesi di Dubnov. Tuttavia, non si pure a meno di notare che nel difenderla l'autore finisce per indebolire alcuni aspetti della propria ricostruzione del profilo intellettuale di Berlin, che avrebbero meritato maggiore cautela. Questo n peccato anche perchl lavoro di Dubnov ha il pregio di segnalare profili della formazione di Berlin che non sono ancora stati adeguatamente indagati dagli studiosi. Negli anni trenta, infatti, il giovane studioso entra in contatto a Oxford con un gruppo di colleghi che saranno destinati a fare la storia della filosofia di lingua inglese del Novecento, occupando un posto di primo piano nella formazione di un'intera generazione di filosofi. J.L. Austin, H.L.A. Hart, Stuart Hampshire, A.J. Ayer avranno con Berlin un rapporto intellettuale e personale intenso, le cui conseguenze si avvertono negli scritti di ciascuno. In particolare sotto l'influenza di Gilbert Ryle, che era di poco piiano di loro, questo gruppo di studiosi avvia un processo di profondo rinnovamento del modo di fare filosofia. Dubnov coglie correttamente l'importanza del rapporto che essi hanno in questo periodo con la tradizione aristotelica del realismo di John Cook Wilson, che dominava la filosofia di Oxford dagli inizi del secolo, ma genera confusione nel lettore non distinguendo adeguatamente la posizione di Ayer, che sin dall'inizio si avvicina all'empirismo, da quella di Austin e degli altri che con l'aristotelismo hanno una relazione piplessa, riprendendone le idee in un contesto rinnovato e pioroso.
Piice nvece la parte del libro in cui Dubnov sottolinea l'influenza profonda che alcuni esponenti dell'idealismo britannico, e in particolare Collingwood, avranno sulla formazione della sensibiliti Berlin. Orientandone gli interessi verso la storia delle idee e fornendo spunti che verranno rielaborati dal filosofo nei suoi scritti sulla libertamp;lt;br /> Pur con qualche limite, in ogni caso, il libro di Dubnov merita di essere letto. Anche perchnel descrivere la partecipazione diretta di Berlin alle vicende politiche del movimento Sionista, offre preziosi spunti di riflessione per l'attualitIn un momento in cui si discute molto, e spesso a sproposito, di "fine della politica", attribuendo al ruolo dei tecnici una funzione taumaturgica o demoniaca a seconda delle inclinazioni, nteressante rendersi conto di come l'esperienza politica puasmare il pensiero di uno studioso, costringendolo a fare i conti con una realtomplessa e sfuggente come quella delle passioni collettive, degli interessi, dei conflitti. L'elogio della saggezza politica che Berlin pite tesse nei suoi scritti della maturitrae la propria persuasivitrobabilmente proprio dalle esperienze richiamate da Dubnov. Aiutandoci a cogliere ancora oggi la straordinaria rilevanza del pluralismo liberale di un grande pensatore.

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Ricette di cucina - Le ricette di Giallozafferano.it
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Il sito di cucina più famoso e visitato d'Italia, GialloZafferano, si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Sito web italiano 2012 nel BlogFest che si è tenuto a Riva del Garda (Trento) dal 28 al 30 settembre. È stato inoltre premiato come Miglior Sito di Food per il terzo anno consecutivo. Il sito ha superato tre milioni di utenti unici al mese (dati Audiweb luglio 2012, +72% in un anno), una presenza su dispositivi tablet e mobile che conta più di 1.250.000 download (con 80.000 nuovi dowload al mese) e un grande seguito sui Social Network, con oltre 450.000 fan (con 50.000 nuovi Fan al mese). Il rilascio di innovazioni e nuovi progetti è costante.

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50 specie da salvare - Wired.it
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Dalla desertificazione alla pesca, dall’inquinamento alla caccia sono molti i fattori, umani e non, che mettono in crisi tutti quegli esseri viventi che si sono adattati ad habitat naturali particolarmente delicati e protetti. Quello che preoccupa maggiormente gli scienziati tuttavia è un’altra discriminante, e cioè il dubbio che siano solo le specie che non hanno nessuna diretta utilità per il genere umano quelle ad essere abbandonate al loro destino.

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Blaine Cook: "Sviluppatori, abbandonate Twitter e Facebook" - Wired.it
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Bologna - Secondo Blaine Cook, ex responsabile del team di sviluppo di Twitter, i programmatori oggi sono "pirati dello spazio che navigano senza una mappa". A suggerirgli la metafora è stata forse l'atmosfera di The treasure of Frontend Island, evento dedicato agli sviluppatori di front end dove l'abbiamo incontrato. Cook ha invitato la platea di sviluppatori internazionali a smettere di costruire app e siti basati su Twitter o Facebook per sperimentare nuove cose. Noi abbiamo colto l'occasione per approfondire alcuni temi con lui. Cosa significa che gli sviluppatori sono pirati dello spazio che navigano a vista? "Ho in mente una scena di un film di Jack Tatie: siamo negli anni Trenta e la gente di un bar è intenta a lamentarsi del rumore prodotto dall'auto che si è appena fermata lì di fronte, condannando i veicoli a motore senza neppure la minima idea di come questi avrebbero poi cambiato il mondo. Noi oggi siamo come loro: non abbiamo idea di come la tecnologia che stiamo sviluppando stia cambiando la nostra vita. Non abbiamo idea di dove stiamo andando, di come saranno i siti Web fra cinque anni". Probabilmente non ci saranno più: non credi anche tu che il Web sia morto e siamo entrati nell'epoca delle app? "Non sono per nulla d'accordo. Il Web è fatto di link e, fino a che le app possono interagire le une con le altre, esse sono solo una nuova forma del Web. Fino a quando ci sarà la possibilità di creare nuove app il Web sarà ancora vivo. Fra cinque anni però qualcuno scriverà che le app sono morte perché tutti useremo gli occhialini di Google. Pensiamo a Google Maps e a quanto è differente dal Tom Tom: sarà anche un'app, ma qualunque cosa che metti sul Web, un'azienda, una casa, un evento, è integrata, linkata in questa. La Rete connette i contenuti. Il resto è solo presentazione". Perché hai invitato a smettere di costruire servizi e app che si reggono su Twitter o Facebook? "Perché lo stanno facendo tutti e questo significa che nessuno esplora nuovi spazi. È uno schema da rompere. La gente presto si annoia e prima o poi sarà stufa anche di Twitter e e Facebook. Bisogna sviluppare qualcosa che la gente vorrà fare dopo". Pinterest l'ha fatto e poi tutti l'hanno copiato. Che ne pensi? "Un gran bell'esperimento, ma io preferirei citare il caso di This is my jam. Questi ragazzi stanno tentando di innovare il modo in cui ascoltiamo musica attraverso servizi on line che creano playlist sulla base dei nostri gusti, chiedendoti di condividere una sola canzone alla settimana anziché tutte quelle che ascolti come fanno i servizi presenti oggi. Oppure citerei Raverly, un social network dell'uncinetto, irrilevante per tutti tranne per quei milioni di persone che lo usano. Le cose interessanti nascono ai margini della Rete. Continuare a sviluppare per Twitter e Facebook è un pericolo". Addirittura un pericolo? E perché? "In Rete non esistono monopoli, anche se è come se ci fossero. Io spero che accada come per la mail: all'inizio potevi scrivere solo a quelli che usavano il tuo stesso Isp, ma quando tutti hanno iniziato a usare la mail abbiamo avuto la possibilità di scrivere anche a persone che avevano altri Isp. O nascono un altro Facebook e un altro Twitter e questi possono comunicare con i vecchi, oppure prima o poi i governi penseranno che occorre regolamentare queste cose e succederà come con le compagnie telefoniche, che tutti i paletti messi dei governi renderanno quasi impossibile avviare un nuovo servizio e innovare il settore. Costruire alternative prima che intervengano i governi è un dovere degli sviluppatori". Path e Diaspora ci hanno già provato, ma non hanno avuto grandi risultati. "Fallire va bene, quando si prova a innovare. Diaspora era open source, ma era brutto. Path invece è molto bello, ma non è aperto. App.net e identi.ca stanno provando a fare qualcosa di diverso. Tutto questo va bene, l'importante è che nessuno provi a copiare Facebook, perché siamo d'accordo che Facebook sia brutto, no?" Secondo il tuo ragionamento, un nuovo social network dovrebbe essere in grado di comunicare con li vecchio. Penso ai vari servizi simili a Skype: nessuno di questi può interagire con Skype e siccome tutti usano Skype gli altri servizi sono inutili. Non credo che Facebook permetterà mai agli utenti di Google Plus di condividere i propri pensieri con gli utenti del suo network. Sembra un po' uno scenario utopico il tuo, non credi? "Ci sono centinaia di startup che stanno facendo ricerca in questo settore, ma di solito sentiamo parlare di tre o quattro. Quando tutti hanno iniziato a usare la mail questa era vecchia di quindici anni. Oggi Twitter ha sei anni, Facebook otto: abbiamo davanti ancora molto tempo". Non posso non chiederti cosa ne pensi della nuova policy di Twitter circa l'uso delle proprie Api. "Dal punto di vista economico hanno senso. Twitter cerca di proteggere il proprio brand. Però mi hanno resto triste, perché pensavamo di fare qualcosa di davvero aperto quando abbiamo creato Twitter. Volevamo che la gente potesse creare sulla nostra piattaforma e che potesse sperimentare con questa". Questo cozza un po' con quello che dicevi prima circa il fatto che non bisogna più sviluppare su Twitter e Facebook. "L'openness di cui parlavamo è legata all'infrastruttura, non all'interfaccia. Quando abbiamo creato Twitter non avevamo neppure lontanamente idea che potesse servire per consentire a una pianta di avvisarti quando ha sete (è uno dei tanti progetti realizzati con Arduino di cui abbiamo già parlato, nda). Qui l'interfaccia non c'entra più. Se però ci si limita a disegnare interfacce con aspetto diverso la cosa non è più interessante". http://daily.wired.it/news/internet/2012/09/28/blaine-cook-appello-sviluppato...

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E' morto a 95 anni Eric Hobsbawm, lo storico del "Il secolo breve" (VIDEO)
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Tra i più importanti storici mondiali, marxista appassionato di jazz, era malato da tempo ed è morto nella sua casa di Londra. Tra i suoi libri più significativi anche "Ribelli. Forme primitive di rivolta sociale", la quadrilogia: L'eta della rivoluzione, Il trionfo della borghesia, L'età degli imperi, L'età degli estremi", e L'autobiografia "anni interessanti".

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Eric Hobsbawm Antonio Gramsci - YouTube
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Eric John Ernest Hobsbawm era nato ad Alessandria d'Egitto il 9 giugno 1917. Da Wikipedia: "E' stato uno storico e scrittore britannico. Nato in una famiglia ebraica di origini austriache, di formazione marxista, ha dedicato molte delle proprie ricerche alla classe operaia inglese ed al proletariato internazionale. È, da sempre, alieno da posizioni dogmatiche ed è stato il creatore di due termini storici diventati punto di riferimento per la storiografia: Il Secolo breve e il "lungo XIX secolo", entrambi teorizzati in suoi scritti"

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