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Wittgenstein e la logica di cantarle chiare a tutti - IlGiornale.it
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Ma nel 1913 ce n'è direttamente anche per Russell, che aveva confessato di sentirsi «paralizzato» dalle obiezioni dell'enfant prodige alla sua teoria logica e aveva amichevolmente chiesto chiarimenti: «Una spiegazione delle indefinibili generali? Oh santo cielo! È di una noia tale!! Qualche altra volta! Sul serio, gliene scriverò una volta o l'altra, prometto, se per allora non avrà già capito tutto».I

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Il progetto italiano per il solare di domani - Corriere.it
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Su scala industriale

Il progetto italiano per il solare di domani

In plastica stampata a pigmenti fotosensibili: costa la metel silicio ed ipettoso dell'ambiente

Cellule solari a pigmento fotosensibileCellule solari a pigmento fotosensibile
La possibiliti poter disporre di celle fotovoltaiche di plastica, stampabili a forma di lunghi nastri e quindi utilizzabili come se fossero fogli di carta per disparate applicazioni, avvero dietro l’angolo. L’Istituto italiano di tecnologia (Iit) insieme a Omet, azienda di Lecco che vende macchine da stampa, sta infatti sviluppando il Solar-Print Project, che si propone di produrre su scala industriale moduli fotovoltaici basati su polimeri colorati, semi-trasparenti e stampabili in continuo con la tecnologia Roll-to-Roll, economicamente vantaggiosi rispetto a quelli in silicio (costano la mete senz’altro pipettosi dell’ambiente: meno energia occorre per fabbricarli, meno tempo ci vuole per ripagare gli investimenti fatti e meno gas serra sono emessi per produrli.

OLTRE IL LABORATORIO - Attualmente abbiamo messo a punto in laboratorio celle fotovoltaiche di plastiche di 10 metri quadrati, spiega Marco Caironi, team leader dell’Iit di Milano, ma il nostro obiettivo uello di arrivare a stretto giro a realizzarne altre grandi come un foglio A4 e in un lungo termine altre ancora di dimensioni tali da poter coprire delle tenso-strutture. La tecnologia che vi sta alla base empre la stessa: una miscela di particelle semiconduttrici organiche, costituita di solito da un polimero elettron-donatore e da una piccola molecola elettron-accettore, forma un film fotoreattivo di appena 100-300 nanometri di spessore sul quale la luce solare viene assorbita. Le molecole all’interno del film che viene stampato creano un’interfaccia su scala nanometrica che permette la conversione di luce in energia, precisa Marco Caironi.

L'IDEA - Iniziatore della ricerca sulle celle fotovoltaiche tato il professor Michael Grel, responsabile del laboratorio di fotonica e delle interfacce dell’ole Polytechnique Frale de Lausanne in Svizzera, che ha partecipato alla conferenza The Future of Science tenutasi di recente a Venezia. Grel, uno dei cinque chimici citati pifrequente al mondo che, occupandosi di materiali mesoscopici utilizzabili in sistemi di scambio di energia e in particolare di apparecchiature fotoelettrochimiche capaci di scindere con la luce solare l’acqua in idrogeno e ossigeno, ha scoperto un nuovo tipo di cella solare sensibilizzata con coloranti (Dssc) di cui i prototipi messi a punto dall’Iit ne continuano la ricerca.

LUCI E OMBRE - Queste celle fotovoltaiche, fatte di nanocomposti ottenuti con modificazioni in scala elettronica, saranno artefici di una vera e propria rivoluzione nella generazione dell’energia. Moduli solari piccoli, leggeri e portatili potranno per esempio essere integrati in oggetti personali, come borse od occhiali oppure sviluppati al bisogno per ricaricare ad esempio un apparecchio elettronico o per equipaggiare un campo sanitario d’emergenza. Il rovescio della medaglia a giovane eti questa tecnologia: i prodotti presenti sul mercato sono sfruttati per applicazioni solo di nicchia, hanno un’efficienza inferiore al 3 per cento e durano circa tre anni. Se si considera che l’efficienza di trasformazione dei pannelli di silicio el 15%, si capisce che deve passare ancora qualche tempo prima che questa tecnologia prenda il sopravvento. Ma siamo sulla buona strada.

Manuela Campanelli3 ottobre 2012 (modifica il 4 ottobre 2012) RIPRODUZIONE RISERVATA

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La tecnologia si muove velocemente e l'editoria deve adattarsi
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La tecnologia si muove velocemente e l'editoria deve adattarsi

 

 

Il self publishing, nello specifico i servizi offerti dall’iBookstore della Apple e quelli offerti da Amazon, fornivano agli autori indipendenti una sfida di affrontare il mercato.Gli autori indipendenti possono scrivere, pubblicare e distribuire brevi lavori che sono seguiti da loro stessi con le nuove tecnologie gli scrittori possono immediatamente indirizzarsi al mercato, seguendone le tendenze.

Lo scorso anno Apple ha lanciato l’iPhone 4S ad Ottobre, un dispositivo che offre Siri, l’assistente virtuale. Alla fine di ottobre, Steve Sande ed Eri

ca Sadun hanno scritto il libro auto pubblicato dal titolo “Parlando con Siri” una guida alla nuova tecnologia. Se avessere lavorato con un editore tradizionale sicuramente ci sarebbero voluti sei mesi o più, per pubblicare il volume. Invece, in questo modo, sono stati in grado di lanciare un libro quasi subito dopo l’uscita della nuova tecnologia. Il libro è stato pubblicato nell’inverno del 2012, pochi mesi dopo che Siri era stata lanciata e ha venduto un numero consistente di copie nei negozi digitali. La chiave del successo è stata, sicuramente, il lancio rapido del volume.

Quest’anno il mondo sembra essersi ribaltato perché gli editori tradizionali stanno esplorando la frontiera della pubblicazione rapida. Non si tratta di un cambiamento facile. un sacco di lavoro deve essere messo in atto. La produzione, la conversione digitale, il marketing il business e il supporto di un sito internet devono essere fatti in concomitanza affinché questo cambiamento avvenga.

Pearson ha lanciato da poco il programma Early Edition che offre ai lettori di accedere ai nuovi topic pubblicati  e alle anteprime dei libri nel corso del loro processo di produzione. Il programma, infatti, consente ai lettori di poter acquistare i volumi più rapidamente avendo accesso a materiali rilevanti anche se non ancora terminati. Non tutti gli autori sono d’accordo con questo programma. Anche se molti lo considerano come un grande passo avanti.

Il mondo tecnologico si muove in fretta. Basti pensare che Apple aggiorna i suoi hardware e software, come base ogni, anno. Un libro ci mette sei mesi ad essere prodotto. Questo giustifica il successo del self publishing.

Paul Boger è il Vice Presidente ed editore nel gruppo tecnologico Pearson. È lui l’uomo che ha dato vita al progetto Early Editions. Lui stesso ha affermato che il programma ha la voglia di rompere gli obblighi temporali imposti dall’editoria tradizionale. Al programma lavorano diverse personalità che credono fortemente nello stesso. Le sfide incontrate sono soprattutto di tipo culturale oltre che fisiche. Essendo editori professionisti loro stessi sono abituati a pensare che il contenuto a bisogno di essere visto e presentato in un certo modo oltre che essere finito prima di essere presentato al pubblico. Ora queste convinzioni devono ricredersi. Il termine “finito” deve essere sostituito con “usabile”. Del resto: “nessun libro può dirsi realmente finito. Come si può creare un nuovo libro che possa sopravvivere nel tempo?” ha affermato Boger. La stessa parola “libro” secondo Boger starebbe cambiando. Mentre libro, in se per se, significa qualcosa di stampato su carta, la parola ebook include significati differenti. Gli ebook stanno sviluppando il proprio set di aspettative commerciali. Coloro che acquistano un libro cartaceo tengono molto alla manifestazione fisica dell’atto. Chi, invece, acquista un ebook vorrebbe che il contenuto continui a cambiare grazie a degli aggiornamenti.  Quando le tecnologie cambiano oppure ci sono nuove tecniche, i consumatori si aspettano che il contenuto possa cambiare in tempo reale. Gli editori dovrebbero lavorare per assecondare queste richieste che i clienti comunque non hanno ancora soddisfatto. Ovviamente, gli autori non possono spendere la maggior parte del loro tempo ad aggiornare un prodotto. Sono gli editori che devono focalizzarsi su questa questione e fornire contenuti aggiornati agli utenti. Ad esempio, Boger lavora anche nella Sams Publishing dove si pubblicano diversi testi open source che cambiano di continuo. Gli editori dovrebbero esaminare e valutare i servizi che essi creano per gli autori e gli utenti finali. Il panorama è piuttosto difficile secondo Boger perché gli editori si trovano a competere non con altri editori ma con siti internet, applicazioni e così via. La chiave potrebbe essere l’aggiornamento continuo anche delle loro competenze.

Il libro ideale secondo Paul Boger dovrebbe contenere una presentazione digitale che sia interattiva dove necessario, in grado di aggiungere valore al prodotto. Inoltre, dovrebbe essere costantemente aggiornato grazie ai feedback dei lettori che si relazionano direttamente con l’autore e l’editore. Il libro ideale dovrebbe essere stampato soltanto se necessario.  Il cambiamento deve venire da editori e autori che devono dimostrarsi aperti e disponibili.

Nel frattempo, l’editore sta lavorando con i formati iBooks e ePub cercando di creare una migliore esperienza di lettura per gli ebook. Già si sta pensando a qualche pioneristica edizione di programmi che favoriscano l’apprendimento interattivo. Come, ad esempio, la piattaforma My Labs sviluppata per il settore educativo che include video e simulazioni.  

Fonte http://www.tuaw.com

Rita Paola Maietta

 © Riproduzione Riservata

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La nuova frontiera delle stampanti 3d? Le pistole e i fucili - Corriere.it
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TECNOLOGIA E USI ILLECITI

La nuova frontiera delle stampanti 3d?
Le pistole e i fucili

Negli Usa in tanti sono riusciti a fabbricare un'arma grazie a questa tecnologia. E c'hi teme l'aumentare delle stragi

Le armi fai da te

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Non solo giocattoli e ingranaggi. Oggi con le stampanti 3d si fanno le armi. Giperchfruttando questa tecnologia si possono stampare e assemblare parti composte da diversi materiali con diverse proprietisiche e meccaniche dando vita a degli oggetti dal nulla. Comprese le pistole. Perfettamente funzionanti e pronte a esplodere colpi con i proiettili tradizionali. Secondo quanto riporta l'edizione americana di Wired, una compagnia di stampa in 3 dimensioni americana, la Stratasys, sta lavorando con i piortanti produttori di armi americani, compresa la Knight's Armament Co. and Remington Arms per creare con questo sistema prototipi di pistole e fucili.

COMMERCIO ILLEGALE - L'idea ovviamente ha allarmato molti. Anche perchsebbene i materiali e le formule impiegate per il progetto siano tenuti segreti, hiaro che queste pistole sono metal free e dunque invisibili ai metal detector. Poi, certo, a vedere se l'arma in questione n grado di resistere all'esplosione dei proiettili. Altra caratteristica di queste pistole 3d he non sono nemmeno particolarmente care, con costi che vanno dai 600 dollari ai 2000 dollari. Il Guardian ha scritto: Vi immaginate cosa potrebbe capitare in America se tutti avessero la possibiliti stamparsi un'arma in casa senza alcun controllo e senza bisogno di una licenza?. Pensando alla strage della Columbine o a quella di Denver viene da pensare che la trovata sia davvero pericolosa perchette chiunque nelle condizioni di fabbricarsi un'arma. Inoltre il commercio di queste pistole e fucili si sta diffondendo sul Deep Web, e cioui siti nascosti, dove viene spacciato di tutto, dalla droga alla armi, passando per le immagini pedopornografiche.

IL BUSINESS - Recentemente un armaiolo amatoriale, che opera sotto lo pseudonimo “HaveBlue” (che tra l’altro l nome in codice utilizzato per i prototipi di caccia stealth che sono poi diventati i Lockheed F-117), ha annunciato in alcuni forum online di essere riuscito a stampare un’efficiente pistola calibro 22. Ma non solo. Un ingegnere del Wisconsin iuscito a fabbricare un fucile automatico, l'AR-15 rifle, lo stesso usato da James Holmes nella strage di Denver. Qualcuno ha provato anche a creare una Wiki Weapon. Cody Wilson, studente di legge dell’Universitel Texas, ha messo insieme un programma ma tato interrotto quando la compagnia - ancora la Stratasys - che gli aveva spedito l'arma ha inviato uno staff di tecnici a casa sua per bloccare l'operazione. Non l’ho neanche tirata fuori dalla scatola, ha detto il ventiquattrenne Cody Wilson, coordinatore del Defense Distributed, il collettivo online responsabile del progetto “Wiki Weapon”. Peccato che l'idea fosse quella di farlo diventare un business su larga scala. E nel frattempo empre piaro che con il diffondersi delle nuove tecnologie sia necessario creare delle norme ad hoc anche per le pistole e i fucili di questo in tipo. Soprattutto negli Stati Uniti. Un paese dove - secondo il Washington Post- 90 abitanti su 100 possiedono un'arma.

Marta Serafini
@martaserafini
4 ottobre 2012 | 17:03 RIPRODUZIONE RISERVATA

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110 milioni all'anno per le startup - Wired.it
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Condé Nast

©Edizioni Condé Nast S.p.A. - P.zza Castello 27 - 20121

Milano CAP.SOC. 2.700.000 EURO I.V. C.F e P.IVA - REG.IMPRESE TRIB. MILANO N. 00834980153

SOCIETÀ CON SOCIO UNICO

Startup
Presentata con orgoglio dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, è la parte più corposa del decreto. Le nuove imprese che guardano all'innovazione, come detto, vengono innanzitutto definite in modo preciso. Con loro, trovano spazio sul vocabolario della politica nostrana anche gli incubatori. A disposizione circa 200 milioni di euro sotto forma di incentivi e fondi per investimento. Passera promette ulteriori risorse destinate al Mezzogiorno e che verranno stanziate nelle prossime settimane. Ogni anno, a disposizione ci saranno 110 milioni. I dipendenti delle giovani società potranno essere pagati in azioni e sono previste apposite disposizioni contrattuali in un'ottica di maggiore flessibilità. I contratti a tempo determinato potranno avere una durata variabile da un minimo di 6 mesi a un massimo di 36. Chi investe in startup sarà agevolato a livello fiscale. La raccolta di fondi potrà essere affidata al crowdfunding. L'internazionalizzazione delle realtà in questione sarà spinta dall'apposito Desk Italia. Uno sportello è previsto anche per incoraggiare gli investimenti in direzione del made in Italy. Tornando alle startup, chi fallisce non rimarrà più strozzato dalla burocrazia fallimentare. Il primo marzo di ogni anno il ministero dello Sviluppo dovrà presentare una relazione sulla situazione delle startup e sull'impatto delle stesse su crescita e occupazione.

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