"Vi racconto le vere storie degli adolescenti lgbt" - Liquida Magazine
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FRIEND è un film che non è stato scritto da un gruppo di sceneggiatori chiusi in una stanza a Hollywood, ma proprio da quei ragazzi che vediamo nelle nostre strade”. Questa frase della presentazione del progetto rende bene lo spirito del film che si prefigge di raccontare al grande pubblico cosa vuol dire essere un adolescente gay o transessuale nel 2012.

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Farmaci equivalenti. Li chiede solo 1 donna su 4. Ma su consiglio del farmacista si convincono 2 su 5

ottobre 18th, 2012 admin

Un’indagine di Onda su 300 farmacisti ha analizzato il rapporto tra le donne – veri “decisori” per tutta la famiglia in tema di salute – e farmaci ‘no brand’. La loro diffusione è ancora scarsa, nonostante la crisi e il bisogno di risparmiare. Per il 70% dei farmacisti è colpa della poca informazione.

16 OTT – Non c’è ‘spending review’ che tenga. Le donne italiane non vanno in crisi di fronte alla spesa sanitaria e prediligono ancora il farmaco di marca a un equivalente, di pari efficacia anche a fronte di un costo inferiore. Nel merito, quando va in farmacia, chiede spontaneamente un equivalente 1 donna su 4. Su consiglio del farmacista la scelta sull’equivalente sale a 2 donne su 5. Comunque poche. Inoltre si sostituiscono più gli antinfiammatori e gli antidolorifici, meno le terapie per malattie cardiache o gravi.

È quanto emerge da un’indagine su 300 farmacisti italiani promossa dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (Onda) al fine di conoscere quale sia la loro interpretazione sul comportamento delle donne – veri “decisori” per tutta la famiglia in tema di salute – nei confronti dei farmaci equivalenti.

L’indagine rileva che poco più della metà pone domande al farmacista, specie sull’effettiva equivalenza, prima di decidere. Una su tre lo fa prima di scegliere il farmaco tradizionale, e due su cinque passano all’equivalente solo su proposta del farmacista che imputa (al 70%) il timore verso questi prodotti a una scarsa e mirata informazione. Dunque è l’informazione, secondo il 64% del campione dei farmacisti, la principale barriera all’accettazione e all’utilizzo degli equivalenti.

E così le donne temono la minor efficacia (96%), credono che i due farmaci non esattamente uguali (14%), percepiscono di non sentirsi curate allo stesso modo (12%) o affermano di avere avuto o sentito esperienze negative (26%).

Sempre secondo il 92% dei farmacisti, le donne chiedono una più adeguata azione di rassicurazione da parte del medico di famiglia o delle figure sanitarie che, non assumendo una posizione chiara (né pro né contro), non favoriscono nella donna la conoscenza e la percezione di sicurezza garantita dalla cura, sia dal punto di vista razionale che emotivo. Sempre secondo oltre la metà dei farmacisti intervistati, anche il recente decreto 135/2012, che impone la citazione del principio attivo, non cambierà nulla nel panorama generale se non per il medico. Solo per il 30% del campione porterà ad una maggiore apertura verso questa classe di farmaci.

“Questa indagine – ha dichiarato Francesca Merzagora, presidente di Onda – ha messo in luce la necessità di una maggiore e migliore informazione riguardo al farmaco equivalente. Aspetto questo che può favorire da un lato una apertura o un rifiuto più consapevole verso questa classe di farmaci e dall’altro dare alla donna, che resta il principale ‘decisore famigliare’ in questo campo come in molti altri, la giusta rassicurazione sulla sicurezza della cura sia a livello razionale che emotivo. Elementi che nell’attuale comunicazione ancora mancano. Più della metà delle donne pone domande accurate al farmacista prima di optare per l’equivalente; episodio, questo, molto più raro (1 caso su 3) quando si tratta di acquistare o assumere un farmaco di marca. Ciò sta ad indicare che occorre dare alle donne una informazione più consapevole che passi attraverso tutti i canali comunicativi”.

“I risultati di questa indagine – ha aggiunto Gilberto Corbellini, presidente del Comitato Scientifico di Onda – sono molto interessanti. Penso che le donne dimostrino un’innata saggezza e che alla scarsa informazione si aggiunga, però, anche un senso di timore. Le donne sono sospettose non solo perché poco informate, ma perché in questa fase storica si sentono messe sotto pressione dall’attuale contesto economico fortemente orientato al contenimento della spesa”.

“Nella farmacia italiana – ha commentato Annarosa Racca, presidente di Federfarma – la grande professionalità dei farmacisti promuove da anni la conoscenza dei farmaci equivalenti. Lo fa rivolgendosi indistintamente a tutta la popolazione, ma con un particolare riguardo alla donna che si sente investita di una maggiore responsabilità verso la tutela della salute famigliare (marito, figli e anziani) in relazione al suo ruolo di care-giver. Ed è proprio questo carico psico-emotivo a condizionare ancora la donna nella scelta di un farmaco di marca, di cui ha maggiore consapevolezza, rispetto a un equivalente meno noto che tuttavia garantisce la stessa efficacia. L’impegno costante del farmacista in una azione di sensibilizzazione ha comunque ridotto la diffidenza della popolazione verso questa classe di farmaci che, seppure gradualmente, cominciano ad essere meglio conosciuti in maniera indistinta e senza grandi differenze sia da parte della donna che dell’uomo. La diffusione del farmaco equivalente ha portato ad una costante diminuzione del prezzo dei farmaci e della spesa farmaceutica. Il recente decreto, entrato in vigore in agosto, che impegna il medico a prescrivere il principio attivo per le nuove terapie, è stato solo l’ultimo tassello verso il cittadino, ma la categoria dei farmacisti è attiva dal 2007 nella promozione e nel consiglio del generico o meglio equivalente. Condivido i risultati della ricerca proposta, avrei potuto parteciparvi io stessa – ha proseguito Racca – il farmacista, con la sua preparazione chimica conosce e capisce l’equivalenza e su questo informa il cittadino, ma non può forzare la sua decisione né contrastare la volontà del medico”.

“L’utilizzo dei farmaci equivalenti da parte dei medici – ha dichiarato Ovidio Brignoli, vicepresidente nazionale della Simg (Società Italiana di Medicina Generale) – è un segno di civiltà e di consapevolezza dei problemi del Paese e l’accettazione di ciò che ormai, in tutti i paesi del mondo, da vent’anni, è una posizione consolidata e mai messa in discussione. Dobbiamo però con grande attenzione, soprattutto nei confronti dei pazienti anziani, fare in modo da un lato che i farmaci vengano sempre presi correttamente, dall’altro rassicurare i nostri pazienti che la medicina equivalente prescritta è sicura ed efficace indipendentemente dal nome e dal colore della scatola e della pillola”.

“Solo una informazione chiara e trasparente, supportata anche da spiegazioni e dati scientifici – ha commentato Maria Antonietta Nosenzo, vice presidente Andos Onlus, Sezione di Milano – può sensibilizzare la donna al passaggio al generico. Un aspetto, questo, che diviene particolarmente importante quando i generici vengono impiegati per patologie di rilievo, quali ad esempio terapie di cronicizzazione ormonali per tumori della mammella, e la cui efficacia – secondo anche quanto emerso in letteratura – è pari a terapie con farmaci di marca. L’importante è che il medico di medicina generale o lo specialista precisino nella ricetta la ‘non sostituibilità’ del farmaco. Ben venga quindi se l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) realizzerà il cosiddetto ‘Orange Book’, un volume facile e utilizzabile da tutti nel quale siano contenute le liste di sostituibilità dei farmaci, per tutelare la salute del paziente, garantendo il farmaco ‘giusto’ per una specifica indicazione, e di migliorare la comunicazione fra il medico ed il proprio assistito. Per far questo – ha concluso Nosenzo -, al fine di favorire la migliore conoscenza di questa classe di farmaci, occorre anche e naturalmente un impegno sinergico fra medici di medicina generale, specialisti, farmacisti e Istituzioni, utile a dirimere le ingiustificate perplessità che ancora avvolgono gli equivalenti”.

Fonte: www.quotidianosanita.it

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La Stampa - Smau: verso una tecnologia sostenibile e sempre meno invasiva
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La tecnologia salverà le città dal caos previsto con 9 miliardi di abitanti? Forse non da sola, ma può fare la sua parte. Allo Smau, il salone dell'innovazione che si è aperto ieri a Milano, sono diversi i casi di app, software, sensori e altri strumenti digitali che cercano di rendere le città più sostenibili e vivibili. E non è un caso che quest'anno un'intera area sia dedicata proprio alle tecnologie per le smart city. Che, grazie a reti digitali in grado di rilevare le condizioni dell'ambiente urbano e i bisogni dei cittadini, funzioneranno sempre più come dei corpi umani. Integrati ed efficienti. E in grado di “comunicare”. 

 

Minteos è un'azienda torinese specializzata in monitoraggio ambientale: “A Bergamo e ad Atene - spiega il project manager Vincenzo Nasso - abbiamo installato un sistema di monitoraggio tramite sensori wireless dei livelli fognari. In questo modo, da remoto, l'amministrazione può monitorare le condizioni di ogni tombino e intervenire subito se un canale si ottura o se uno scarico è utilizzato scorrettamente da un cittadino o da un'azienda”. E partirà a breve a Torino una sperimentazione di lampioni intelligenti gestibili a distanza, realizzati da Siemens e Osram in collaborazione con Minteos: “Grazie ai sensori, possono essere accesi o spenti, si può diminuire la luminosità e essere avvisati quando ci sono guasti”. 

 

In anni di vacche magre come questi - l'operazione "Cieli bui" ne è l'apice - le Ict possono anche essere un utile strumento per rendere più intelligenti le infrastrutture esistenti, ottimizzandone l'utilizzo. L'azienda triestina Lift, per esempio, ha elaborato un simulatore digitale, chiamato Treno, che permette di ottimizzare l'utilizzo delle infrastrutture ferroviarie. “Lavoriamo con città e interi Paesi che vogliono implementare il loro trasporto su ferro. A partire dai flussi di domanda, attraverso i nostri strumenti informatici, andiamo a vedere se le infrastrutture sono adeguate e come modificare gli orari per far sì che il servizio sia di migliore qualità. A Milano, per esempio, abbiamo realizzato un progetto per preparare la rete dei trasporti in vista dell'Expo 2015”, racconta il direttore scientifico di Lift Giovanni Longo. E sempre nell'ottica di risparmiare tempo e denaro, Kkt, spin off dell'Università di Firenze, propone invece una suite integrata che permette di ottimizzare l'utilizzo di mezzi per il trasporto merci: “E' uno strumento adatto alla gestione del traffico nei centri città, o alla pianificazione delle consegne in partenza, per esempio, dagli interporti. Attraverso Logistics Box, un'azienda nostra cliente è riuscita a ridurre da 20 a 17 i giorni necessari per le consegne”, spiega l'AD Alessandro Lori.  

 

Ma se le pubbliche amministrazioni e le aziende svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione delle città intelligenti, saranno i cittadini, come ricorda l'amministratore delegato italiano del colosso dell'informatica Cisco SystemsDavid Bevilacqua, i veri attori di questa rivoluzione urbana: “La città digitale è una rete di persone, non di dispositivi, in cui la tecnologia – per quanto pervasiva e complessa – deve essere una piattaforma operativa invisibile per permetta di creare nuove opportunità nel modo più semplice ed efficace, e di migliorare nel concreto la qualità della vita”. 

 

In questa direzione vanno i diversi progetti in ambito smart city messi in campo da Vodafone, tra cui quello per la gestione dei mezzi di soccorso, realizzato in partnership con l'azienda trevigiana Targa Infomobility: “Tamite una black box installata a bordo, è possibile geolocalizzare le ambulanze e, quando arriva una richiesta di soccorso, individuare subito il mezzo più vicino al luogo da dove arriva la chiamata. Inoltre, nel tragitto verso l'ospedale, i soccorritori, tramite smartphone, possono già dare informazioni sul malato, in modo che all'arrivo medici e infermieri siano preparati e possano intervenire al meglio”, spiega Alessandro Magnino, Head of Mobile Apps di Vodafone. 

 

Migliorare la qualità della vita dei cittadini, riducendo l'impatto ambientale dei loro comportamenti, è l'obiettivo delle soluzioni messe a punto dalla start up torinese E-virdis, che allo Smau presenta ProAcqua City, una fontana intelligente alimentata ad energia solare e collegata direttamente all'acquedotto, in grado di erogare acqua filtrata attraverso l'uso di moderne tecnologie. “ProAcqua City – spiega la fondatrice e AD Giovanna Lisa – è pensata per essere collocata in spazi aperti, ma anche, nella sua versione indoor, in grandi aziende. È dotata di uno schermo su cui si possono fornire agli utenti informazioni personalizzabili ed è controllabile a distanza: fornisce report sull’erogazione e la manutenzione consultabili via web ed ha un sistema di videosorveglianza on line”. E per rendere più smart i cittadini c'è anche chi, come la fiorentina Valentina Ristori, ha messo su una società che aiuta famiglie e imprese a diventare più sostenibili, risparmiando soldi e risorse: “Con Gecolution diamo un servizio chiavi in mano, occupandoci di vari aspetti, dal risparmio energetico alla mobilità elettrica. Il prossimo passo sarà portare questa comunità, che sta nascendo anche on line, su un social network ad hoc”. La tecnologia dunque è fatta, ma ora, parafrasando D'Azeglio, bisogna fare gli smart citizens.  

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ECONOMIA & IMPRESE: Cercasi nuove cooperative culturali e creative
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Davanti ad una crisi che aumenta la forbice delle diseguaglianze, ha spiegato, occorre costruire una società più giusta e inclusiva. Ciò significa soprattutto "dare lavoro dignitoso alle nuove generazioni". E per farlo c'è solo una "scelta obbligata: fare di sapere, conoscenza e cultura la via per la creazione di nuove opportunità di occupazione". La Fondazione quindi, attraverso un bando finanzierà la nascita di coop culturali, gestite da under 35, e con chiare finalità sociali.

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