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Servizio Pubblico
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Servizio Pubblico: la conferenza stampa
Michele Santoro presenta la nuova stagione di Servizio Pubblico in conferenza stampa con il direttore di La7 Paolo Ruffini, Giulia Innocenzi, Sandro Ruotolo e Vauro.

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Il concorsone dimentica le donne | Il Giornale di Letterefilosofia.it
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Le riflessioni principali delle studiose vanno al fatto che un concorso, quando suggerisce su quali argomenti prepararsi, delinea anche il tipo di persone che sta cercando e queste sono le persone che formeranno le nuove generazioni. La preoccupazione è che «lo Stato continui a comunicare un’idea di sapere nel quale le donne e la differenza sessuale non trovano posto e la questione della relazione tra uomini e donne non è nemmeno minimamente sfiorata, anzi è del tutto rimossa.

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Quando la tecnologia impara da un polpo - Pensieri - BitMAT - MAT Edizioni
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22 Ottobre 2012

E se la tecnologia avesse qualcosa da imparare da un polpo? Biologi e ingegneri insieme per cercare di copiare sui display dei nuovi dispositivi elettronici i colori vividi che apace di assumere sui fondali marini il polpo


Giusto per ricordarsi che la tecnologia non n universo scisso e separato da quello dell'uomo, e che quello dell'uomo non puordarsi di essere legato a filo doppio con quello di Madre Natura, ecco arrivare la notizia circa l'impegno di biologi e ingegneri di trovare un modo per poter restituire agli apparecchi elettronici la stessa qualitmbattuta dei colori che apace di assumere il polpo marino.
Niente di piolito: sembra infatti che i competitivi e super avanzati display della nuova era della tecnologia avanzata, abbiano qualcosa da imparare niente meno che da un polpo.
La ricerca tecnologica torna a prendere ripetizioni dalla Natura, ancora in grado di insegnare agli studiosi come continuare a stupire gli utenti.

E cosi ecco salire sul palco due attori davvero inaspettati: un polpo e un Kindle. Sembra, infatti, che il noto ereader abbia tutte le carte in regola per ambire ai colori vividi propri del cafalopode.
Entrambi, infatti, dipendono dalla luce per generare i colori e cambiare in modo molto veloce cromature.
E, quindi, perchon fare in modo che un Kindle possa esibire le stesse capacitella creatura marina? Perchcordarsi che anche un polpo puere molto da insegnare alla tecnologia?
Colpo di coda: e se il modo per stupire gli utenti fosse tornare a volgere lo sguardo alla natura piuttosto che rincorrere sempre le intuizioni dei competitor?
Un altro modo, poi, per dimostrare che dalle origini non si scappa.
Ma anche una nuova e nello stesso tempo antica quanto il mondo- strada da battere per dimostrarsi competitivi.

A rendere noto il filo rosso che lega polpo e display tato Rich Baraniuk, un ricercatore della Rice University a Houston, impegnato nella materia che studia l'elaborazione dei segnali. Lo studioso, infatti, ha fatto emergere il divario tra le capaciti colorarsi e mimetizzarsi sfruttando la debole luce dei fondali marini e le nuove tecnologie utilizzate per i display dei nuovi device. Un mercato in continua ascesa, che non smette di popolarsi di apparecchi sempre pinologici e con prestazioni sempre maggiori, tra cui smartphone

 e tablet di cui Apple avrebbe consegnato il brevetto.
Dal confronto merso come i polpi battano su tutta la linea le capacitrtificiali dei dispositivi nella resa cromatica.
E' per questo motivo che ora una squadra di ricercatori sta lavorando con il fine di riuscire a capire come, e se ossibile, imitare le capacitell'animale per ottenere prestazioni senza eguali sui device.
Il distacco tra il polpo e i fogli elettronici c'resiste. Abbattere questa barriera a nuova sfida della ricerca.

"La pelle dei cefalopodi traordinariamente bella e radiosa e pusere modificata in millisecondi, il tutto senza dover generare alcuna luce all'interno della pelle", spiega Roger Hanlon, biologo al Woods Hole Marine Biological Laboratory "Ci sono soluzioni eleganti offerte dalla biologia che attendono di essere trasferite nel nostro mondo industriale e dei consumi."
"E indispensabile studiare pientamente la biologia per poter aiutare direttamente lo sviluppo della tecnologia", ha aggiunto Kreit.

Una troupe di ingegneri il lavoro per realizzare dei prodotti che abbiamo schermi passivi a colori.
Uno degli ostacoli a poca flessibilitelle tecnologie, rispetto al corpo dei polpi. In questo senso gli studi si stanno indirizzando nell'esplorazione del reame delle tessiture strutturate, come afferma Kreit: "Lo studio di questi sistemi potrertamente produrre nuove idee su come ingegnerizzare analoghi sistemi sintetici".
Inoltre gli animali marini in questione sono dotati di un'istantanea integrazione della loro pelle (corrispondente al display) con il sistema visivo. Un capacitsclusiva del polpo di cui l'uomo non ssolutamente dotato.


Fare un passo indietro, per compierne uno avanti che lasci indietro tutta la concorrenza. La sfida alla tecnologia tata lanciata.

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Il Premio Demattè al giovane laureato in Sociologia, Simone Marino - YouTube
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Premiato per una tesi su welfare, ineguaglianza ed esclusione sociale ha ricevuto una borsa di studio da 25mila euro.

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Lifx, la lampadina superintelligente - Wired.it
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Tre i modelli prenotabili con una sottoscrizione (da 69 a 490 dollari, ma ormai sono tutti sold-out quindi conviene contattare la squadra dal sito ufficiale ed elemosinare un posto fra i fortunati): Bayonet cap, Edison Screw, Downlight. Ma quando il progetto sarà decollato – e di fatto già lo è, anche se la consegna prevista è fissata al marzo 2013 – sarà possibile comporre il proprio mix di pezzi in base alle necessità della propria casa.

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Capri espiatori – Made in Italy - Blog - Le Scienze
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Sei anni di reclusione in primo grado per “omicidio colposo plurimo”. Questa la sentenza dell’Aquila nel processo ai sette membri della Commissione grandi rischi. Come si dice in questi casi, per commentare bisogna attendere le motivazioni della sentenza.
Ma forse qualcosa si può dire già ora.

Cominciando dal verbale di quella riunione. L’ho letto e riletto una dozzina di volte, oggi, dopo aver ascoltato l’inquietante procedura di lettura della sentenza, e non mi è sembrato di trovarvi alcuna informazione che fosse “imprecisa, incompleta e contraddittoria”, come emerge dalle cronache. Mi sembra invece che un gruppo di tecnici, tra cui alcuni dei più esperti sismologi di questo paese, abbia analizzato secondo lo stato delle conoscenze una situazione che si protraeva da sei mesi, osservando che non si poteva trarre alcuna indicazione sulla possibilità che si verificasse un sisma di magnitudo elevata.

È questo è un fatto. Dal protrarsi di una sequenza sismica di bassa magnitudo non si può prevedere un evento più intenso. Chiunque affermi il contrario è in malafede, e dà informazioni false e illusorie a chi gli presta ascolto.

E allora perché questa sentenza? Forse per le dichiarazioni di Bernardo De Bernardinis successive a quella riunione, testimoniate da questa intervista. L’accento si pone sulle parole rassicuranti, sul bicchiere di Montepulciano. Ma prima di tutto De Bernardinis parla del rassicurare e tranquillizzare la popolazione di Sulmona (!) messa in allarme pochi giorni prima per l’annuncio di un imminente sisma che mai si è verificato. Parla di avere uno stato di attenzione senza avere uno stato d’ansia, di vivere serenamente la propria vita quotidiana. Insomma, invita a non lasciarsi prendere dal panico. E il bicchiere di vino arriva solo su esplicito invito dell’intervistatore. Voi che cosa avreste risposto alla domanda posta in quei termini? Io forse avrei risposto allo stesso modo, senza temere per questo di diventare un assassino.

Diversamente invece avrebbe potuto risparmiarsi il passaggio in cui affermava che lo scarico di energia rendeva più improbabile un terremoto di forte magnitudo, e la conferma degli scienziati della commissione, di cui agli atti non c’è traccia.

Prima di tutto, allora, una considerazione. Se le parole tranquillizzanti sono venute dalla protezione civile (e non mi risultano interventi in tal senso di Boschi o Selvaggi, per esempio), perché la condanna è identica per tutti?

Ma poi ci sono considerazioni molto più profonde. Perché Enzo Boschi e Giulio Selvaggi erano il presidente e il responsabile del Centro nazionale terremoti di quello stesso Istituto di geofisica e vulcanologia che nel 2004 aveva redatto la Carta della pericolosità sismica in cui L’Aquila era classificata in zona 1, ovvero come le aree di maggiore sismicità. Quella Carta, risultato di una mole di studi dell’INGV, doveva essere la bussola per le aree di massima attenzione. E invece qualcuno ha declassato L’Aquila a zona 2, ragion per cui lì si è potuto continuare a costruire con gli stessi criteri di zone di pericolosità molto inferiore.

Indipendentemente dalle motivazioni di questa sentenza, dunque, ho la sensazione che la ricerca dei responsabili si sia fermata al bersaglio più facile, trovando nei membri della Commissione grandi rischi i capri espiatori ideali per lo sport nazionale, lo scaricabarile. Perché se queste sono le unità di misura mi aspetterei condanne per omicidio volontario plurimo, non colposo, per i costruttori in odore di mafia che hanno edificato con la sabbia bagnata, per chi ha chiuso un occhio o forse tutti e due, per chi ha omesso i controlli. E per chi con la leggerezza di un tratto di penna ha spostato L’Aquila in zona 2. Ma ho paura che aspetterò invano.

Certo sarebbe il peggior messaggio possibile se unici responsabili di un simile scempio risultassero i sette membri della Commissione grandi rischi. Di certo, per ora, c’è che è per loro la prima condanna. E anche questo, a modo suo, è un primato che questo paese non ha voluto farsi mancare.

Scritto in Scienze e società | 21 Commenti »

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La balena che voleva parlare - Le Scienze
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Vai all'articolo: NOC, la balena bianca che imitava le voci umane


Questa straordinaria registrazione è uno degli esempi di vocalizzazioni "umane" di NOC, una balena bianca (Delphinapterus leucas),  vissuta per 30 anni nel delfinario della National Marine Mammal Foundation, a San Diego, in California.

NOC riusciva a imitare il linguaggio umano con frequenze più basse di alcune ottave rispetto ai suoni emessi da altri cetacei e per farlo era arrivata a modificare la propria meccanica vocale. Questo sforzo, secondo Sam Ridgway, che ha analizzato i suoni emessi dalla balena, suggerisce che stesse cercando un contatto con gli esseri umani.

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