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Sfera Sub: Che Protegge umani Deep Divers? - YouTube
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Fotografia di Eiffel Tower: Visita sotto la torre in foto e 360 ​​tour - photoJPL.com ::.
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Virtual tour of the Eiffel Tower.  The Eiffel tower has become the symbol of France and its capital Paris. It was built by Gustave Eiffel and his team for the Paris Exposition of 1889. It is now a magnet for many tourists who visit the City of Light as it is one of the most visited monuments in the world. A sign reading "Paris 2012 Candidate City" was displayed on the tower when the city of Paris aspired to host the 2012 Olympics, as she has lost in the city of London July 6, 2005.

View the virtual tour in this 360 degrees interactive panorama and see it as if you were there.

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Come vedere dietro gli angoli - YouTube
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Gli spazi nascosti dietro gli angoli delle strade o gli stipiti delle porte alimentano da millenni l'idea dell'ignoto. Là dove la nostra vista non può arrivare possono nascondersi sorprese, minacce o semplicemente il nulla. Ma, spiega Scientific American, l'ultimo dispositivo sviluppato da un team di scienziati del Massachussets Institute of Technology (Mit) potrebbe cambiare le regole del gioco. Si tratta di un sensore laser capace di ricostruire immagini 3D di oggetti fuori dal campo visivo.

L'équipe guidata dal fisico Andreas Velten ha realizzato un prototipo che unisce insieme un proiettore di luce infrarossa e una fotocamera ad altissime prestazioni. Il funzionamento del dispositivo è molto semplice: per identificare un oggetto nascosto, basta sparare un fascio di raggi laser contro una superficie alle sue spalle e aspettare che i fotoni rimbalzino indietro per ricostruire il loro tragitto.

Proprio come una carambola sul tavolo da biliardo, con l'unica differenza che l'impatto tra i fotoni e l'oggetto nascosto genera dei rimbalzi di luce che, dopo aver colpito la parete, tornano verso la sorgente del laser. Ad attenderli, spiega lo studio pubblicato su Nature Communications, c'è una fotocamera particolare in grado di registrare un'immagine ogni 2 picosecondi. Ovvero, il tempo che la luce impiega a percorrere 0,6 millimetri.

A questo punto entra in gioco un algoritmo che macina i dati risultati dai rimbalzi di luce. Il fatto che la camera possa registrare i fotoni a intervalli tanto brevi permette di valutare con grande precisione il tempo di corsa di ogni particella. In questo modo, è possibile ricostruire un modello 3D dell'area investita dal laser. In aggiunta, la traiettoria del proiettore a infrarossi cambia fino a 60 volte, in modo da esplorare un volume cubico di 40cm di lato.

In pratica il funzionamento del dispositivo di Velten assomiglia a quello di un radar, con l'unica differenza di impiegare il laser anziché le onde radio. Per di più il livello di dettaglio tridimensionale ottenuto al Mit permetterebbe agli scienziati di sviluppare strumenti di precisione utili in svariati campi. Basta pensare alla possibilità di esplorare l'interno di macchinari complessi con un semplice lampo di laser. Per adesso, l' istantanea 3D viene “sviluppata” in diversi minuti, ma i ricercatori sono al lavoro per ridurre il tempo d'attesa a soli 10 secondi. Presto, sbirciare dietro gli angoli sarà un gioco da ragazzi.

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Consigli per la mente... su HOMO CYBERNETICUS
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È ormai risaputo che allenare il proprio cervello aiuta a mantenere la mente sveglia e allenata e dunque, oltre ad allenare bicipiti e pettorali con pesi e flessioni, abbiamo l’obbligo anche di tenere in forma i nostri neuroni: difatti secondo il New England Journal of Medicine, chi allena la mente ha il 63% di possibilità in meno di sviluppare la demenza senile.

Ma tutti i giochi sono uguali? Nient’affatto! Cinthya Green del dipartimento di psichiatria della Mount Sinai School of Medicine ha sviluppato il Memory Enhancement Program, una serie di attività per potenziare la propria memoria e sviluppare il proprio cervello nel migliore dei modi.

Ecco sei giochi per diventare più svegli e intelligenti.

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1. Il nome dei colori Su un cartoncino scrivete dodici nomi dei colori ma badate a non associare mai il colore esatto al nome che lo descrive. Così “black” andrà scritto in azzurro e “blue” in rosso, “red” in verde e così via. Allenate la vostra concentrazione e provate a leggerli sempre più veloci, senza cadere nella tentazione di correggere la mancata sincronia nome-colore.

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2. Solo 7 parole Provate a scrivere un racconto con sole sette parole, cercando di dare un senso a ciò che scrivete e usando al massimo la vostra creatività. Fra l’altro su Twitter potrebbe rivelarsi molto utile…

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3. Alla rovescia Siete mancini? Usate la destra e viceversa. Quale che sia la vostra mano dominante, provate ad usare l’altra mano per tutte le azioni quotidiane per un giorno alla settimana: lavarsi i denti, usare la forchetta, scrivere sms e persino scrivere potrebbe essere difficile…ma vale la pena per cercare di diventare ambidestri da adulti, no?

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4. Trovalo Allenatevi a scovare quante volte appare lo stesso simbolo in uno schema di almeno sette linee che ne contiene ben 17 per ciascuna linea. Mettete alla prova la vostra pazienza e affinerete la vista.

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5. Interni Prendete una foto da una rivista d’arredamento d’interni (su carta o sul web), meglio se ricca di oggetti e dettagli. Osservatela per 30 secondi. Poi mettetela via e provate a scrivere tutti gli oggetti che ricordate. Ripetete l’esperimento subito dopo con una nuova foto e osservatela per 1 minuto: farete molta più attenzione ad ogni dettaglio.

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6. Conteggio alla rovescia Infine non poteva mancare la matematica per tenere sveglio il vostro cervello. Provate a contare alla rovescia seguendo questi tre esempi: - cominciando a contare da 200, sottrarre 5 per volta (195, 190, 185…) - cominciando a contare da 150, sottrarre 7 per volta (150, 143, 136…) - cominciando a contare da 100, sottrarre 3 per volta (97, 94, 91…). E provate ad andare via via sempre più svelti.

 

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Il programma non-profit di YouTube - YouTube
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Depressione, la seconda causa di morte nel 2020
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Freddo. Gelo. Il corpo rallenta, la testa è in letargo. In inverno, il consumo di antidepressivi aumenta considerevolmente, grazie anche a una serie di diagnosi stagionali, come il tristissimo Sad, o Seasonal Affective Disorder, una delle numerose sindromi che ingrassano il Dsm4, il manuale più usato nel mondo, edito dall’American Psychiatric Association per diagnosticare i disturbi mentali (in preparazione la quinta edizione, che uscirà quest’anno).

Cosa sono le malattie mentali? Esiste davvero un mal sottile che colpisce solo l’anima lasciando intatto il corpo? Sappiamo bene che la maggior parte dei disturbi psichici colpisce l’intero sistema mente/corpo: bulimia, anoressia, depressione, ansia…Eppure, la teoria che ha fatto fare miliardi all’industria farmaceutica degli ultimi vent’anni è basata su un principio di riduzione molto semplice: la malattia mentale nasce da uno squilibrio chimico nel cervello. Dunque: si ristabilisce l’equilibrio chimico e, hop!, si è guariti!

In un articolo recente su The New York Review of Books, la psichiatra Marcia Angell discute tre libri americani che criticano il nuovo paradiso artificiale degli psicofarmaci. Oggi, nel mondo, assistiamo a una vera e propria epidemia di disturbi mentali. Un rapporto dell’Ocse afferma che nel 2020 la seconda causa di decessi e d’invalidità sarà la depressione, dopo le malattie cardiovascolari. Cos’è successo? Perché la generazione umana dalla testa più medicalizzata si trova davanti a tanto sfacelo? Secondo la Angell, l’epidemia è provocata dal circolo vizioso che lega l’industria farmaceutica e la professione psichiatrica da quando gli psicofarmaci hanno fatto la loro comparsa nel mercato della medicina di massa, ossia dalla commercializzazione del Prozac nel 1987.

Uno dei libri recensiti, Unhinged. The Trouble with Psychiatry – A Doctor’s Revelation about a Profession (New York, Free Press, 2010) di Daniel Carlat definisce la teoria della malattia mentale come squilibrio chimico nel cervello “un comodo mito”. A partire dagli Anni Cinquanta, ci si rese conto in effetti che, modificando chimicamente i livelli di serotonina nel cervello – un neurotrasmettitore fondamentale nella trasmissione neuronale – molti disturbi bipolari o depressivi di attenuavano. Con la scoperta dei cosiddetti inibitori del riassorbimento della serotonina, come il Prozac, il Citalopram, ilPaxil, etc. oggi si può impedire il riassorbimento della serotonina da parte dei neuroni che la liberano: in questo modo resta abbastanza serotonina nelle sinapsi per attivare altri neuroni e provocare uno stato di benessere. Ma ciò non spiega perché cambiare i livelli di serotonina faccia bene: sarebbe come dire che, dato che i narcotici curano il dolore, il dolore è provocato da una carenza di narcotici! Insomma, la diagnosi del deficit della serotonina nel cervello è stata in inventata da chi ha prodotto i farmaci che la curano.

Altri due libri discutono di questioni più ampie, legate al mercato degli psicofarmaci e agli studi clinici realizzati per testarli: The Emperor’s new Drugs di Irving Kirsch (Basic Books, 2010) e Anatomy of an Epidemic, di Robert Whitaker (Broadway, 2011). Kirsch, anche lui psichiatra, studia da 15 anni l’effetto- placebo. In una serie di studi recenti, ha replicato gli esperimenti fatti dalle case farmaceutiche sugli antidepressivi, mostrando, che, nel 75% dei casi il loro effetto non è maggiore di quello di un placebo: ossia, nelle tre/sei settimane che seguono l’inizio del trattamento, lo stato del paziente migliora: ma migliorerebbe anche se non prendesse nulla.

Il terzo libro è invece dedicato al circolo vizioso che lega le case farmaceutiche agli psichiatri. Prima dell’esistenza degli psicofarmaci, gli psichiatrici erano medici per così dire, trattati dai colleghi come medici di serie B, che si occupavano più che altro di gestione del personale ammalato che di vere malattie. Gli psicofarmaci hanno invece incoronato la psichiatria come “scienza dura”: molti psichiatri ormai si limitano a dare ricette di medicinali, indirizzando i pazienti verso gli psicoterapeuti se sentissero il bisogno anche di una “terapia della parola”. Il nuovo ruolo sociale della psichiatria ha, secondo Whitaker, trasformato totalmente l’immagine della malattia mentale, con l’effetto positivo di de-stigmatizzarla (un depresso è un malato a tutti gli effetti, non un rompiscatole umorale) e, negativo, di cronicizzarla: i successi degli psicofarmaci fanno fiorire nuove diagnosi e nuove malattie che non esisterebbero se quelle medicine non ci fossero. Infatti, secondo Whitaker, assumere medicinali di questo tipo per lungo tempo, cronicizza i sintomi e fa sì che il cervello, da solo, non sappia più produrre i livelli adequati di serotonina o di adopamina, o di altro.

Ci troviamo così in un mondo di cervelli tutti uguali, che per tenersi insieme producono artificialmente neurotrasmettitori al ritmo che è considerato “normale”, nel buio di qualsiasi diagnosi che ci spieghi perché, a un certo punto nel mezzo del cammino di nostra vita, un demone sia venuto a scombinarci la testa, un angelo sia caduto dal cielo e ci abbia guardato con occhio satanico, la terra sia diventata d’un tratto desolata e il freddo e il buio si siano infilati nel più profondo della nostra anima.

Teniamoci stretto il Prozac, perché almeno ci fa bene, ma non pensiamo con questo di aver capito cosa ci succede, o cosa successe a tanti cantori del male oscuro che si attardarono troppo ad ascoltare le sirene e furono ingoiati nei flutti.

Articolo di Gloria Origgi, tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it

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NationalGeographic - YouTube
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Un robot per amico su HOMO CYBERNETICUS
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Un robot amico degli anziani.

Si chiama Care-O-bot, è alto 1 metro e 50, al posto dei piedi ha delle ruote e grazie a un lungo e grosso braccio meccanico può sollevare pesi e porgere oggetti. Alla sua sperimentazione sta lavorando un network di centri di ricerca tra cui il Fraunhofer-Institut in Germania e l'Università di Siena in Italia, nell'ambito del progetto europeo Accompany (Acceptable Robotics Companions for Ageing Years) che vuole migliorare la qualità della vita delle persone anziane, supportando la loro autonomia grazie a una sorta di badante robotico. Ne parla Patrizia Marti, che coordina il team dell'ateneo senese. Un team multidisciplinare, composto da una psicologa sperimentale, un ingegnere, un designer e una progettista dell'interazione.

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Un robot amico degli anziani.

Si chiama Care-O-bot, è alto 1 metro e 50, al posto dei piedi ha delle ruote e grazie a un lungo e grosso braccio meccanico può sollevare pesi e porgere oggetti. Alla sua sperimentazione sta lavorando un network di centri di ricerca tra cui il Fraunhofer-Institut in Germania e l'Università di Siena in Italia, nell'ambito del progetto europeo Accompany (Acceptable Robotics Companions for Ageing Years) che vuole migliorare la qualità della vita delle persone anziane, supportando la loro autonomia grazie a una sorta di badante robotico. Ne parla Patrizia Marti, che coordina il team dell'ateneo senese. Un team multidisciplinare, composto da una psicologa sperimentale, un ingegnere, un designer e una progettista dell'interazione.

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Su DVD e Blu-ray: Matthäus-Passion / Sir Simon Rattle · Peter Sellars · Berliner Philharmoniker - Yo
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Routine repressione a Cuba - YouTube
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