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Acqua e sole, l'Africa punta sulle rinnovabili - Wired.it
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Acqua e sole, l'Africa punta sulle rinnovabili
Al summit Eu-Onu Energia Sostenibile per tutti, l'Unione Africana individua nell'energia idroelettrica il volano per lo sviluppo del Continente Nero. Un progetto da 65 miliardi di dollari che cerca finanziatori
24 aprile 2012 di Gabriele Pieroni
L’ Africa potrebbe avere una risorsa che non è ancora stata sfruttata. Non si tratta di combustibili fossili, diamanti o piantagioni estensive di frutti tropicali che, come sappiamo, vengono massicciamente esportati per alimentare i consumi occidentali. Ma di una ricchezza locale che potrebbe essere adoperata a vantaggio dello stesso Continente Nero: l’energia idroelettrica.

È quanto messo in luce da Jean Ping, presidente della commissione dell’ Unione Africana, al summit Ue-Onu Energia sostenibile per tutti, tenutosi a Bruxelles nei giorni scorsi. Il progetto dell’Unione Africana, l’ Iniziativa idroelettrico 2020, punta a trovare i finanziamenti per uno sviluppo energetico in grado di adoperare i maggiori fiumi africani come fonte di energia pulita e rinnovabile.

Sono quattro i progetti in cantiere. Il primo interessa l’area di Inga, nella Repubblica democratica del Congo, con un potenziale di 774 TWh l'anno. Il secondo il bacino del Nilo, in Etiopia, con 290 TWh l’anno. Seguono la Fouta Djallon, in Guinea (19 TWh) e il bacino dello Zambesi (38TWh), per un totale di oltre 1100 TWh l’anno. Molto, moltissimo, considerato che l’attuale fabbisogno del continente non supera i 600 TWh all’anno.

Accanto al piano idroelettrico, l’Unione Africana ha lanciato anche Pida, cioè un programma per lo sviluppo delle infrastrutture in Africa basato su quattro pilastri: trasporti, energia, ICT e risorse idriche transfrontaliere. Pida è stato adottato ufficialmente a gennaio 2012 dall'ultima assemblea dei capi di stato e di governo ad Addis Abeba, in Etiopia, ed ora sbarca in Europa per cercare finanziatori. Il vantaggio è che in questo modo, spiega Ping, "il continente avrà un quadro strategico di sviluppo delle infrastrutture studiato per evitare la duplicazione di sforzi e di mezzi".

Il punto focale adesso è quello di trovare i finanziamenti: il programma ha infatti costi assai elevati: si parla di almeno 65 miliardi di dollari. Per il settore dell'energia e il periodo 2012-2020 ci sono 15 progetti, per un costo di 40 miliardi di dollari. Di qui l'invito di Jean Ping ad investire in Africa, oggi più che mai “attraente per i capitali stranieri”, ha concluso il presidente della commissione dell'Unione africana, ricordando che, nel prossimo futuro, il più povero dei continenti avrà una crescita media del 5% e, in termini di popolazione, supererà la Cina nel prossimo secolo.
L’idroelettrico non è la sola fonte rinnovabile che potrebbe aiutare lo sviluppo africano. Recentemente l’attenzione si è concentrata sul solare, considerato che nelle zone equatoriali i raggi del sole formano angolazioni ideali (anche di 90°) per massimizzare l'energia ricevuta. Attualmente il continente africano ospita impianti fotovoltaici della Sustainable Energy Solutions (SES) in Nigeria e in Congo. La tedesca Energiebau Solarstromsysteme ha sviluppato l'impianto fotovoltaico dello United Nations Environment Programme a Nairobi. In Tunisia, Algeria e Marocco la Nur Energy ha istallato recentemente nuovi impianti. Ulteriori strutture fotovoltaiche sono in progettazione da parte della Sunpower Afrique in Togo e da parte del progetto Desertec nella regione sahariana.

Per rendere davvero produttivo questo tipo di energia, però, mancano personale specializzato, investimenti a lungo termine che abbattano gli elevati alto costi di produzione dell’energia ed una rete elettrica in grado di sfruttare appieno il potenziale del solare. Sebbene qualcosa si stia muovendo - nel 2010 il progetto Solar Valley ha inaugurato ad Addis Abeba una scuola di specializzazione per il fotovoltaico - l’energia idroelettrica resta una strada più praticabile. Con l’augurio che come ha detto il commissario europeo allo sviluppo, Andris Piebalgs, l’energia prodotta divenga l’essenziale punto di partenza “per fornire cure sanitarie, istruzione e cibo a tutti”. “Investire in energia pulita nei Paesi più poveri - ha concluso il commissario – “aiuterà a raggiungere il doppio obiettivo di una crescita sostenibile ed inclusiva, mitigando i cambiamenti climatici”.

(Credit per la foto: Liz Gregg/moodboard/Corbis )

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